Caspita ragazzi! Facendo i calcoli siamo incinta già da un sacco di tempo. E io che volevo fare una foto alla pancia tutti i giorni per vedere il cambi…ma vaaa. Due palle! Se un giorno ti dimentichi mandi tutto a puttane. Lasciate perdere tutte queste fantasie perverse sui selfie delle pance che crescono. La mia non cresce più da tempo ma in compenso sembro incinta da una vita. Durante la gestazione si affrontano molti dei problemi che spariranno durante la fase genitoriale: “Come lo diciamo ai tuoi?”, “Come lo diciamo agli amici?”, “Come lo diciamo al gatto?” (da non sottovalutare).

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Ci si pongono moltissime domande su come dirlo e poche su come affrontare la gestazione vera e propria. In effetti i problemi si complicano mano a mano che la pancia passa da una dolce linea curva che sembra solcare una pianura ad una linea in grassetto che si gonfia come un palloncino come quando ci sforziamo di fargli entrare all’interno un’anguria. Una volta risolto il problema di come renderlo noto ai più, facendo una scaletta su un foglio con i nomi degli amici prioritari, ovvero coloro che devono assolutamente saperlo prima di tutti, si passa poi alla prenotazione della prima ecografia. In realtà è quello il vero momento importante. Vi ricordate il dannato bugiardino, del test di gravidanza, andato a fuoco nella scorsa puntata? Il suo spirito girò per casa ancora per qualche giorno. Ci mancava ancora la prova del 9. Prenotammo e aspettammo il giorno X(Y)X (così l’avevo segnato sul calendario, deformazione professionale).

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Bisogna dire che durante quel periodo non si è parlato molto né di figli né di gestazione, probabilmente, il non parlarne, ci aiutava a fugare ogni piccolo dubbio, o almeno così eravamo convinti. Arriva X(Y)X. Ovviamente eravamo tutti tesissimi e speranzosi ma sui nostri volti non traspariva nulla, o poco. Ci posizionammo. La ginecologa mi invitò a sedermi su di una sedia accanto alla mia compagna, io decisi di rimanere in piedi per vedere meglio. Ogni tanto mi sporgevo oltre le spalle della ginecologa per vedere sullo schermo del pc, ma nulla, proprio quel giorno la dottoressa era andata dal parrucchiere per testare la nuova lacca alla nitroglicerina…ad un certo punto sentimmo: “Eccolo!” Io che sgomitando come un metallaro pogatore al concerto dei Carcass, cercavo di farmi strada tra la folla inesistente per vedere per primo mio figlio.

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Quando la ginecologa cominciò a sentire il mio fiato sul suo collo e il mio sudore cadergli sulla spalla mi disse: “Guardi, che è lì di fronte a lei, sullo schermo di quella parete!”. Io come un pirla cercavo di guardare tra l’orecchio e la spalla della ginecologa lo schermo davanti a lei e invece il mio piccolo ammasso di cellule preferito era sulla parete di fronte a me, che pulsava come la gran cassa del batterista dei Carcass (almeno il concerto non l’avevo sbagliato!). Nell’attesa che qualcuno dicesse qualcosa pensai fosse il suo cuore quello che appariva e scompariva tra i movimenti della sonda. E quando capii che il suo muscolo involontario striato era lì, e batteva, il mio si fermò per un istante. Cercai gli occhi della mia compagna. Li trovai e me ne innamorai di nuovo!  Il mio cuore riprese a battere, anche se molto più velocemente…ascoltai la voce della dottoressa che diceva: “‘Mazza! Va già all’asilo”! Scoppiammo in una risata fragorosa e la tensione si sciolse definitivamente. Dopo le foto e un’ultima affermazione da parte della dottoressa che affermava aver visto qualcosa tra le gambe del piccolo, io cancellai per sempre il fantasma del bugiardino dalla mia mente e cominciai a pensare a come e dove costruire un bunker per proteggere tutti i miei libri, fumetti, dvd, blu-ray dalle mani e dalla bocca di quel piccolo diavoletto della Tasmania che stava per irrompere nelle nostre vite, ma avevo ancora tempo per quello.

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Bene, da quel momento in poi i giorni, i mesi e gli anni svanirono come per un incanto di Merlino. Il tempo da quel momento rispondeva soltanto ad un’unica unità di misura: la settimana. La gravidanza si misura esclusivamente in settimane e tutto quello che prima sapevi sulle molteplici unità di misura del tempo si riducono tutte e involontariamente a questa unica unità di misura: gli appuntamenti, il lavoro, la doccia, il sesso, i giorni che mancano al tuo compleanno…tutto sarà scandito in settimane. E se vi sbaglierete a dire ad un amico che la vostra compagna è incinta di 2 mesi, vi sentirete dire: “Ma nooo, non ascoltarlo! Dice un sacco di cavolate, lui. Non sono mica incinta di 2 mesi, lui non si ricorda mai nulla, pensa solo ai suoi film e ai suoi fumetti. Non ricorda nemmeno cosa indossavo la notte del mio onomastico del nostro quarto anniversario…comunque sono 7+5 (sette settimane più cinque giorni)!”. E 40 erano le settimane totali che avremmo dovuto attendere per poter abbracciare finalmente il nostro piccolo cucciolo di scimmia antropomorfa. E ce ne attendevano ancora 33, anzi 32+2,  e avevamo ancora mille cose da fare. Ma non ci preoccupammo, quella sera la casa apparve un po’ più stretta, le coperte ci emanavano più calore, i nostri cuori ci sembravano più vicini e anche i Carcass suonavano come una giovane boy band. Sdraiati sul divano, sotto le coperte con il gatto appollaiato sui miei genitali ci abbracciammo felici e un  po’ emozionati di vedere l’ultima puntata della quinta stagione del Trono di Spade.

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-Niente panico tutto è meccanico-

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