Aspetta, aspetta! Siamo andati così in fretta che la fase del concepimento fa già parte del giurassico. Qui partiranno sicuramente un paio di musi lunghi come cavalli, perché per noi maschietti è la parte più divertente, più eccitante…ma vi assicuro che le sorprese non finiscono qui, anzi! Considerate che un concepimento volontario porta sovente ad ansia pre e post coito: pre, ne abbiamo già parlato a lungo nel primo articolo; post, perché inevitabilmente si attende con impazienza una mestruazione ritardataria e con essa un po’ di buonumore da parte della vostra compagna. Ora, per il primo punto difficilmente capiterà al primo colpo; per il secondo punto invece sappiate che i miracoli non esistono!

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Diciamo che molto dipende dalle regolarità della vostra consorte: se avete una partner, come la mia, che di regolare manco l’unica regola del Figth Club, vi accorgerete di essere incinta quando ormai vostro figlio avrà già la patente. E andò proprio così. Ci erano capitati alcuni ritardi, ma per noi un ritardo doveva essere un “ritardo più grave del solito ritardo“…insomma per farla breve quando ce ne accorgemmo eravamo già incinta di 50 giorni. Ricordo ancora la sera, durante la cena, in cui discutemmo sull’entità di questo benedetto ritardo. Io dissi: “Secondo me è troppo”. Lei disse: “Potrebbe essere normale”. Io dissi: “Facendo i calcoli sembra troppo”. Lei disse: “La mia applicazione non conferma il dubbio”. Io dissi: “Andrà a finire che ci sbattono su Real Time a “Non sapevo di essere incinta”. Lei disse: “Ah! Quelli che cagano il bambino nel cesso pensando di aver semplicemente mangiato troppi fagioli messicani la sera prima?!”…

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…si respirava aria di tensione, eravamo tutti e due speranzosi ma nessuno avrebbe accettato un’altra sconfitta…eravamo troppo vicini alla meta. Alla fine della cena c’eravamo dati un’ultimatum, se entro il week end niente “moshtro rosso” (così lo chiamo io) allora avremmo provveduto a comprare un test. E facemmo proprio così. Il venerdì ne comprammo due. La farmacista ci disse di non fare il test la sera perché i valori sarebbero potuti essere sballati dagli ormoni e di farlo invece al mattino presto, appena svegli…erano le 19:30. Ci guardammo e ci chiedemmo se le 19:30 si potessero considerare mattino presto, se non qui, sicuramente in un altro paese a 11 fusi orari da noi. Bene! I nostri sguardi furono complici e discoli allo stesso tempo, andammo di corsa in bagno. In attesa dello stimolo urinario aprimmo la scatola e ad alta voce leggemmo il bugiardino. Non aspettammo molto perché le donne (soprattutto quelle incinta) devono sempre fare “due gocce” di pipì, quindi: 1- Il test non è efficace la sera. “Troppo tardi!” 2- Il test non è efficace al 100%. “Ma vaff@*§# costa 10 euro!!” 3- Attendere 10 minuti il risultato. “Madonna che ansia, ma una volta si facevano figli come conigli.” 4- Attenzione il test può segnalare un falso positivo. “Amo, piscia qua sopra e non parliamone più!” Appena immerso in quel liquido ambrato comparvero subito le linee del colore corrispondente. Mentre guardavo la mia signora, già ridevo, e mi ricordo che le dissi che avremmo dovuto aspettare 10 minuti, per poi leggere il risultato effettivo, ma nella mia testa urlavo e saltavo sventolando un mega striscione con su scritto: W le mie palle!!

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Tornammo in bagno dopo 10 minuti per verificare, e durante il tragitto le chiesi se fosse sicura di averlo fatto bene, lei mi rispose che doveva semplicemente fare pipì su di una stecchetta e non sconfiggere Superman a mani nude e senza Kryptonite. Scoprimmo che le linee erano ancora lì e che eravamo incinta, ma non riuscimmo a godercela fino in fondo, sto cazzo di bugiardino continuava a perseguitarci come uno zombie famelico in cerca di materia grigia fresca, come una mosca d’autunno, quando entrano in casa stanche e appesantite che sembrano incollarsi addosso come miele. Insomma, decidemmo di aspettare e rifare il test il mattino seguente e…tutto andò come la sera prima, quindi bruciammo finalmente quel dannato bugiardino e dopo aver dato una pacca all’inutile mosca e una martellata in testa al chiassoso zombie ci abbracciammo convinti che dal quel giorno qualcosa sarebbe, sì cambiato, ma che saremmo stati felici e contenti nel bosco incantat…mmm…ma qualcosa stava accadendo, qualcosa si muoveva nell’ombra, furtivo alle nostre spalle, qualcosa che avrebbe per sempre intralciato il nostro amore e la nostra famiglia felice…ci girammo entrambi ma non vedemmo nulla, soltanto abbassando lo sguardo capimmo chi aspirava a sconvolgere i nostri teneri piani; non era lo zombie, quello ormai era morto stecchito nel corridoio e neanche le migliori amiche vendicative delle mosca collosa…ma il mio acerrimo nemico: Spike! Il nostro gatto nero, che guardandoci con quegli occhi di sfida ci chiese: “Non sarà mica che aspettiamo una pulce diversa da quelle che già porto addosso? Perché ragazzi, il principe di casa sono e rimango per sempre io!!”.

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Prendemmo quindi il gatto e ci abbracciammo tutti insieme. Eravamo felici e pronti per questa nuova avventura.
Niente panico tutto è meccanico

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